L'APPROCCIO FENOMENOLOGICO-ESISTENZIALE IN PSICOTERAPIA DELLA GESTALT RACCONTATO NEL VIDEO DAL DIRETTORE DELL'ISTITUTO GESTALT FIRENZE PAOLO QUATTRINI

Nella vita sono due le strade che debbono incrociarsi per far sì che una vita abbia una qualità: queste strade sono il significato e il senso. Il significato è quello che si capisce, il senso è quello che si sente. Capire una cosa non significa sentirla, un amore non è fatto di concetti è fatto di esperienza, di qualcosa che si sente. Allora un dramma inerente alla nostra cultura è che le persone sviluppano molto il lato significati ma sono abbastanza allo stato brado per quello che riguarda il senso e la Psicoterapia, per lo meno quella a orientamento fenomenologico-esistenziale, lavora per allargare, estendere, approfondire il senso della vita. In una logica fenomenologico-esistenziale sentire è uno dei due strumenti di conoscenza e l’esistenza è il riferimento di quest’operazione, cioè si conosce per esistere: una persona che fa una terapia è una persona che cerca di sviluppare in qualche modo la sua esistenza e per sviluppare la sua esistenza non può riferirsi a un modello perché l’esistenza è assolutamente unica e inimitabile. La persona ha la sua esistenza e qui si vede una verità assolutamente fondamentale: che il problema è che uno deve amministrare la sua vita, non che la deve amministrare secondo un modello. L’approccio fenomenologico-esistenziale lavora per aiutare la persona a sviluppare il suo vissuto dell’esperienza, a sviluppare vuol dire a rendere più coerente e più funzionale il suo vissuto dell’esperienza. Ora che vuol dire funzionale? Un edificio è qualcosa dove le parti dell’edificio sono interconnesse in modo da sostenersi. Tutto l’edificio si sostiene sulle parti che lo compongono e così l’esperienza, l’esperienza si può sostenere sulle parti dell’esperienza: se non si sostiene sulle parti dell’esperienza la vita della persona assomiglia di più a un cantiere che a un edificio e fra abitare in un cantiere e abitare in un edificio c’è differenza.

Nell’ottica fenomenologico-esistenziale si parla di esistenzialismo, cioè il verbo centrale di riferimento è il verbo “esistere” non il verbo “essere”: non cerchiamo di capire quello che uno è ma come uno esiste. La differenza fra essere e esistere è che esistere significa essere nel tempo quindi quello che noi vediamo all’interno di una Psicoterapia è qualcuno che sta nel tempo, non qualcuno che è, e uno che sta nel tempo muta e interagisce. Quello che noi guardiamo come psicoterapeuti sono le interazioni fra la persona e le altre persone, non guardiamo la persona astratta dal contesto ma la persona nel contesto. Allora il contesto all’interno di una seduta è sia la relazione fra la persona e se stessa, sia la relazione della persona con il terapeuta: sono tre punti che nella Gestalt sono segnati da tre sedie, ci sono due sedie occupate e una sedia che è vuota dove si siedono le parti interne della persona, i personaggi interni. Tutto il lavoro è un lavoro di relazione e la relazione è centrata sulla capacità del terapeuta di stare nella relazione, cioè quello che è richiesto a un terapeuta di orientamento fenomenologico-esistenziale è essere capace di stare in relazione con l’altro, una relazione soggetto-soggetto (…) e il conoscimento consiste in un continuo rimbalzo tra l’uno e l’altro cioè “quando tu dici questo io sento questo. Che effetto ti fa che io sento questo quando hai detto questo?” quindi il terapeuta deve per forza stare personalmente dentro questo circolo. Questo circolo è spesso tra il paziente e i suoi personaggi interni ma questo può esistere solo se il terapeuta è capace di starci anche lui e certe volte il paziente passa da un circolo ermeneutico fra sé e sé stesso a un circolo ermeneutico fra lui e il terapeuta. Il terapeuta deve necessariamente essere in grado di stare in un conoscimento intersoggettivo invece che oggettivo. (…) E’ un tipo di rapporto centrato sulla creatività, una creatività orientata al comportamento” (Parole di Paolo Quattrini)

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